Perché riconoscere la Palestina è una boiata pazzesca

Qualunque soluzione a due stati deve essere prima concordata con Israele, non imposta dall'alto
17 AGO 20
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Al direttore - Apprezzo, condivido e ammiro la ventennale battaglia per denunciare e combattere l’ipocrisia e la colpevole reticenza del politicamente corretto. E dunque non posso che associarmi all’accorata speranza di Giulio Meotti affinché il presidente Renzi non decida di gettare Israele “in pasto ai suoi nemici”, ovvero “al mondo arabo-islamico” con il riconoscimento dello stato della Palestina. “L’Italia non assecondi questa vergogna”, invoca l’acuto e sempre ben documentato Meotti, il quale certamente però ben sa che questa che lui giustamente denuncia come vergogna è già stata assecondata da diversi interlocutori attraverso la voce dell’ex ministro degli esteri italiano e attuale Alto commissario per gli affari esteri della Ue onorevole Mogherini, la quale nella recente visita a Gaza ha non soltanto riconosciuto ai suoi ospiti di Hamas lo status di “ministri”, ma ha ufficialmente dichiarato: “Ci vuole uno stato palestinese, questo è l’obiettivo”.
Gianfranco Trombetta
Il riconoscimento dello stato palestinese ha un senso se viene negoziato con Israele e non se viene imposto dall’alto. Chi lo vuole imporre con giochi parlamentari lo farà forse anche in buona fede ma partecipa a una partita pericolosa: la stessa di chi prova ogni giorno a cancellare dal mappamondo le ragioni di Israele. E prima di dare pieno riconoscimento a uno stato guidato anche da un gruppo terroristico di nome Hamas che prevede nel suo statuto la cancellazione dello stato di Israele, io qualche domanda me la farei.